Bonus investimenti pubblicitari a favore dello sport


In arrivo il regolamento recante modalità per la concessione di un contributo, sotto forma di credito di imposta, sugli investimenti pubblicitari in favore di leghe e società sportive professionistiche e di società e associazioni sportive dilettantistiche (DPCM – Decreto 30 dicembre 2020, n. 196)

Il decreto in oggetto individua le disposizioni di attuazione necessarie alla concessione del contributo, sotto forma di credito d’imposta, finalizzato ad incentivare gli investimenti in campagne pubblicitarie effettuati tra il 1° luglio 2020 e il 31 dicembre 2020, nel limite di spesa di 90 milioni di euro per il 2020.
Ai fini del riconoscimento del contributo, i soggetti interessati presentano apposita domanda al Dipartimento per lo sport della Presidenza del Consiglio dei ministri, entro il 1° aprile 2021, mediante un modulo reso disponibile dallo stesso Dipartimento sul proprio sito istituzionale entro il 1° febbraio 2021. La domanda contiene:
a) gli elementi identificativi del soggetto che ha effettuato l’investimento;
b) gli elementi identificativi dei soggetti che hanno ricevuto l’investimento;
c) l’ammontare dell’investimento realizzato, di importo complessivo non inferiore a 10.000 euro;
d) la durata della prestazione fornita dal soggetto destinatario dell’investimento;
e) l’oggetto della campagna pubblicitaria;
f) l’attestazione delle spese sostenute;
g) l’ammontare del contributo richiesto, sotto forma di credito d’imposta, pari al 50 per cento degli investimenti effettuati;
h) la certificazione resa dal soggetto interessato, ovvero, in alternativa, la dichiarazione della Federazione sportiva di riferimento circa lo svolgimento di attività sportiva giovanile da parte delle società e associazioni sportive, nonché l’appartenenza dello sport praticato alle discipline olimpiche o paralimpiche;
i) per le società e le associazioni dilettantistiche, il certificato di iscrizione, in corso di validità, al relativo registro del Comitato Olimpico Nazionale Italiano;
l) la dichiarazione sostitutiva resa dal soggetto destinatario dell’investimento concernente la consistenza dei ricavi prodotti in Italia nel periodo di imposta 2019, almeno pari a 150.000 euro e fino a un massimo di 15 milioni di euro.
Entro i novanta giorni successivi alla scadenza del termine per la presentazione delle domande, il Dipartimento per lo sport della Presidenza del Consiglio dei ministri, previa verifica dei requisiti di legge e della documentazione, provvede alla concessione del contributo, sotto forma di credito d’imposta, nel rispetto del limite complessivo di 90 milioni di euro e ne dà comunicazione ai soggetti beneficiari mediante pubblicazione di un apposito elenco sul proprio sito istituzionale. In caso di insufficienza delle risorse disponibili rispetto alle richieste ammesse, il Dipartimento dello sport procede alla ripartizione proporzionale tra i beneficiari sulla base del rapporto tra l’ammontare delle risorse disponibili e l’ammontare complessivo dei contributi richiesti. L’elenco dei beneficiari è contestualmente trasmesso all’Agenzia delle entrate.
Il credito d’imposta è utilizzabile, a decorrere dal quinto giorno lavorativo successivo alla pubblicazione dell’elenco dei soggetti beneficiari, esclusivamente in compensazione ai sensi dell’articolo 17 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241, presentando il modello F24 esclusivamente attraverso i servizi telematici messi a disposizione dall’Agenzia delle entrate, pena lo scarto dell’operazione di versamento. Il credito d’imposta deve essere indicato nella dichiarazione dei redditi relativa al periodo di imposta di riconoscimento e in quelle successive fino a quando non se ne conclude l’utilizzo.
L’ammontare del credito di imposta utilizzato in compensazione non può eccedere l’importo riconosciuto dal Dipartimento per lo sport, pena lo scarto dell’operazione di versamento.
Quando sia stata accertata l’insussistenza di una o più delle condizioni stabilite dalla legge o dei requisiti previsti dal presente decreto o quando la documentazione contenga elementi non veritieri o risultino false le dichiarazioni rese, il Dipartimento per lo sport procede alla revoca o alla rideterminazione del credito d’imposta.
I soggetti beneficiari delle agevolazioni concesse ai sensi del presente decreto sono tenuti a comunicare tempestivamente al Dipartimento per lo sport l’eventuale perdita delle condizioni stabilite dalla legge o dei requisiti previsti dal presente decreto, nonché ogni altra variazione degli stessi che incida sulla misura del beneficio. In tali casi, fatto salvo ogni effetto di legge, si provvede comunque al recupero totale o parziale del beneficio indebitamente fruito, ai sensi del presente articolo.
Il Dipartimento per lo sport procede al recupero del credito d’imposta indebitamente utilizzato, maggiorato di interessi e sanzioni secondo le vigenti disposizioni di legge.
Ai fini dell’attività di monitoraggio e controllo della corretta fruizione del credito d’imposta riconosciuto, il Dipartimento per lo sport e l’Agenzia delle entrate concordano, entro sessanta giorni dalla pubblicazione del presente decreto, le modalità telematiche di trasmissione e di interscambio dei dati relativi alle agevolazioni concesse, agli importi utilizzati in compensazione, ai sensi dell’articolo 17 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241, e alle variazioni eventualmente intervenute degli importi del credito d’imposta oggetto del provvedimento di revoca o di rideterminazione.
Qualora l’Agenzia delle entrate accerti, nell’ambito dell’ordinaria attività di controllo, l’indebita fruizione, totale o parziale, del credito d’imposta di cui al presente decreto, la stessa ne dà comunicazione in via telematica al Dipartimento per lo sport che, previe verifiche per quanto di competenza, provvede al recupero del contributo.


Imposta sulla pubblicità: applicazione dell’imposta con riferimento ai singoli messaggi


Nell’ipotesi di plurimi messaggi pubblicitari, concernenti diverse aziende, collocati su un unico pannello, il tributo deve essere determinato in base alla superficie espositiva utilizzata da ciascuna delle imprese pubblicizzate, indipendentemente dalle dimensioni del mezzo pubblicitario cumulativo (Corte di Cassazione – ordinanza 17 novembre 2021, n. 35109)

L’art. 17, D.P.R. n. 639 del 1972, disposizione legislativa sostanzialmente riprodotta dall’art. 7, D.Lgs. n. 507/1993, fa riferimento ad un collegamento funzionale tra una pluralità di messaggi pubblicitari ed alla funzione unitaria di essi, ossia ad una connessione che ben può prescindere dalla contiguità fisica dei diversi messaggi, ed in conseguenza di ciò, la pluralità di messaggi pubblicitari che presentano un collegamento strumentale inscindibile fra loro e hanno identico contenuto integra, agli effetti del calcolo della superficie imponibile, un unico mezzo pubblicitario, anche se questi non sono tutti collocati in un unico spazio o in un’unica sequenza.


I giudici della Corte, sulla base di principi di diritto applicabili anche alla presente fattispecie, ha tuttavia precisato, in tema di imposta sulla pubblicità, con riguardo ad una vetrina pubblicitaria contenente più messaggi pubblicitari staccati (nella specie targhette con nomi e programmi di cinema) che l’imposta va applicata al titolare della vetrina (in solido con i gestori delle sale cinematografiche) con riferimento ai singoli messaggi, ciascuno dei quali dà luogo ad un’autonoma imposizione, arrotondando al metro quadrato le superfici inferiori al metro quadrato ai sensi dell’art. 17, co. 2, D.P.R. n. 639/1972.


Sul tema la Suprema Corte di Cassazione ha comunque già da tempo stabilito il principio secondo cui in tema di imposta comunale sulla pubblicità, l’art. 7, co. 1, D.Lgs. n. 507/1993, identifica il presupposto impositivo nel mezzo pubblicitario, inteso come qualsiasi forma di comunicazione avente lo scopo di promuovere la domanda di beni o servizi e di migliorare l’immagine aziendale in collegamento inscindibile con la forma adoperata per la divulgazione, con la conseguenza che, nell’ipotesi di plurimi messaggi pubblicitari, concernenti diverse aziende, collocati su un unico pannello, il tributo deve essere determinato in base alla superficie espositiva utilizzata da ciascuna delle imprese pubblicizzate, indipendentemente dalle dimensioni del mezzo pubblicitario cumulativo.


Eredi del professionista: riapertura della partita Iva per fatturare crediti pendenti

In presenza di posizioni creditorie aperte relative all’attività professionale del de cuius, gli eredi hanno l’obbligo di provvedere alla fatturazione, mantenendo attiva la partita Iva del professionista fino all’assolvimento di tale adempimento. In caso di errata, prematura cessazione dell’attività gli eredi devono chiedere la riapertura della partita IVA del de cuius e fatturare le prestazioni ancora pendenti. (Agenzia delle Entrate – Risposta 19 novembre 2021, n. 785).

In tema di IVA, la normativa nazionale stabilisce che gli obblighi derivanti dalle operazioni effettuate dal contribuente deceduto possono essere adempiuti dagli eredi, ancorché i relativi termini siano scaduti non oltre quattro mesi prima della data della morte del contribuente, entro i sei mesi da tale data. Resta ferma la disciplina per le operazioni effettuate, anche ai fini della liquidazione dell’azienda, dagli eredi dell’imprenditore.
In proposito l’Agenzia delle Entrate ha chiarito che l’attività del professionista non si può considerare cessata fino all’esaurimento di tutte le operazioni, ulteriori rispetto all’interruzione delle prestazioni professionali, dirette alla definizione dei rapporti giuridici pendenti, ed, in particolare, di quelli aventi ad oggetto crediti strettamente connessi alla fase di svolgimento dell’attività professionale.
La cessazione dell’attività per il professionista non coincide, pertanto, con il momento in cui egli si astiene dal porre in essere le prestazioni professionali, bensì con quello, successivo, in cui chiude i rapporti professionali, fatturando tutte le prestazioni svolte e dismettendo i beni strumentali. Fino al momento in cui il professionista, che non intenda anticipare la fatturazione rispetto al momento di incasso del corrispettivo, non realizza la riscossione dei crediti, la cui esazione sia ritenuta ragionevolmente possibile (perché, ad esempio, non è decorso il termine di prescrizione) l’attività professionale non può ritenersi cessata.
In presenza di fatture da incassare o prestazioni da fatturare, gli eredi non possono chiudere la partita IVA del professionista defunto sino a quando non viene incassata l’ultima parcella, salvo anticipare la fatturazione delle prestazioni rese dal de cuius.
Il fatto generatore del tributo IVA e, dunque, l’insorgenza della relativa imponibilità va identificato con la materiale esecuzione della prestazione; ne consegue che qualora il de cuius non abbia fatturato la prestazione, l’obbligo si trasferisce agli eredi, che ovviamente devono fatturare la prestazione eseguita dal de cuius non già in nome proprio, ma in nome del de cuius.
Pertanto, qualora gli eredi abbiano per errore, cessato l’attività del de cuius e cancellato la relativa partita IVA prematuramente, dovranno chiedere la riapertura della partita IVA del de cuius e fatturare le prestazioni dallo stesso effettuate ancora pendenti. Ovviamente l’obbligo di fatturazione deve essere assolto indistintamente sia nei confronti dei titolari di partita IVA, che nei confronti dei clienti non soggetti passivi ai fini IVA.

Superbonus: nuovi chiarimenti dal Fisco


In materia di Superbonus, forniti chiarimenti sugli interventi antisismici e di efficientamento energetico su un’unità immobiliare funzionalmente indipendente e con accesso autonomo, modulo per la comunicazione dell’opzione (Agenzia delle Entrate – Risposta 18 novembre 2021, n. 784).

Il contribuente è proprietario di un edificio costituito da 5 unità immobiliari, delle quali 3 sono abitative di categoria A/3, mentre le altre sono costituite da un negozio di categoria C/1 e da un magazzino/cantina di categoria C/2.
Su un’unità immobiliare di categoria A/3, l’istante intende eseguire interventi antisismici locali ed interventi di efficientamento energetico mediante sostituzione dell’impianto di climatizzazione invernale esistente, degli infissi e dei serramenti.
L’istante dichiara che l’unità abitativa da sottoporre ai suddetti interventi è ” funzionalmente indipendente” e con ” accesso autonomo dall’esterno”, rispetto alle altre unità costituenti l’edificio; altresì, “il magazzino/cantina di categoria C/2 non è pertinenza delle altre unità immobiliari costituenti l’edificio oggetto di interventi”.
Considerato che il Comune nel quale insiste l’unità immobiliare da sottoporre agli interventi sismici locali rientra nella zona di rischio sismico 3, chiede se:
1) può usufruire, per le spese che si andranno a sostenere, della detrazione nella misura del 110 per cento prevista dal comma 4 dell’articolo 119 del decreto 19 maggio 2020 n. 34, convertito dalla legge 17 luglio 2020, n. 77, nel limite di spesa di euro 96.000;
2) può usufruire della detrazione del 110 per cento prevista dal comma 1, lettera c) e dal comma 2 del citato articolo 119, per gli interventi di efficientamento energetico, ed in particolare per la sostituzione dell’impianto di climatizzazione esistente per un limite di spesa di euro 30.000 e per la sostituzione di infissi e serramenti per un limite di spesa di euro 54.545;
3) nel caso di cessione del credito o di sconto in fattura, per i predetti interventi, debbano essere inviati all’Agenzia delle entrate due distinti moduli per la comunicazione dell’opzione, uno per gli interventi antisismici ed uno per gli interventi di efficientamento energetico, oppure uno solo riportante quale importo oggetto di sconto o cessione la somma degli importi relativi ai due interventi.

In relazione al caso di specie, l’Agenzia delle entrate chiarisce che, nel rispetto delle condizioni, limiti ed adempimenti previsti dalle rispettive normative di riferimento, il contribuente potrà fruire del Superbonus in merito alle spese che sosterrà per la realizzazione dei prospettati interventi antisismici e di riqualificazione energetica. Relativamente al terzo quesito, rileva preliminarmente che l’articolo 121, comma 1, del decreto Rilancio prevede che tutti i soggetti che sostengono delle spese per gli interventi tassativamente individuati ed elencati al successivo comma 2 possono optare, in luogo dell’utilizzo diretto della detrazione in dichiarazione, per un contributo, sotto forma di sconto sul corrispettivo dovuto fino a un importo massimo pari al corrispettivo stesso, anticipato dal fornitore che ha effettuato gli interventi e da quest’ultimo recuperato sotto forma di credito d’imposta, con facoltà di successiva cessione del credito ad altri soggetti ivi inclusi gli istituti di credito e gli altri intermediari finanziari (c.d. “sconto in fattura”) ovvero, in alternativa, per la cessione di un credito d’imposta di importo corrispondente alla detrazione fiscale spettante ad altri soggetti, ivi inclusi gli istituti di credito e altri intermediari finanziari, con facoltà di successiva cessione.
Nel caso in cui sul medesimo immobile siano effettuati più interventi agevolabili, il limite massimo di spesa ammesso alla detrazione è costituito dalla somma degli importi previsti per ciascuno degli interventi realizzati.
Ciò implica, in sostanza, che qualora siano realizzati sul medesimo edificio, anche unifamiliare, o sulla medesima unità immobiliare funzionalmente autonoma e con accesso indipendente, ad esempio la posa in opera del cappotto termico sull’involucro dell’edificio e interventi di riduzione del rischio sismico – interventi trainanti – nonché la sostituzione degli infissi e l’installazione di pannelli solari per la produzione di acqua calda, di pannelli fotovoltaici per la produzione di energia elettrica e relativi sistemi di accumulo e di infrastrutture di ricarica dei veicoli elettrici (interventi trainati) il limite massimo di spesa ammesso al Superbonus sarà costituito dalla somma degli importi previsti per ciascuno di tali interventi.
In tal caso, sarà possibile fruire della corrispondente detrazione a condizione che siano distintamente contabilizzate le spese riferite ai diversi interventi – non essendo possibile fruire per le medesime spese di più agevolazioni – e siano rispettati gli adempimenti specificamente previsti in relazione a ciascuna detrazione.
Considerato che, nel caso di specie, l’istante intende eseguire sull’unità immobiliare di cui è proprietario sia degli interventi antisismici che degli interventi di efficientamento energetico di sostituzione dell’impianto di climatizzazione e di sostituzione di infissi e serramenti, lo stesso deve inviare all’Agenzia delle entrate tre distinti moduli per la comunicazione dell’opzione per il c.d. “sconto in fattura” o per la cessione del credito, ossia un modulo diverso per ogni intervento che verrà realizzato.


Cfp perequativo: percentuale di peggioramento


Per ottenere il contributo a fondo perduto perequativo introdotto dal “DL Sostegni-bis” il risultato economico dell’esercizio relativo al 2020 deve essere peggiore di quello 2019 di almeno il 30%. In tal caso, all’ammontare costituito dalla differenza tra i due risultati, si applicano altre specifiche percentuali scelte in base alle dimensioni dei richiedenti (Ministero Economia e Finanze – decreto 12 novembre 2021).

Il DL Sostegni bis ha introdotto un contributo a fondo perduto dell’importo massimo di 150.000 euro a favore dei soggetti che svolgono attività d’impresa, arte o professione o che producono reddito agrario, titolari di partita IVA, residenti o stabiliti nel territorio dello Stato, che hanno registrato un peggioramento del risultato economico d’esercizio relativo al periodo d’imposta in corso ed 31 dicembre 2020 rispetto a quello relativo al periodo d’imposta in corso al 31 dicembre 2019.


Per accedere al contributo a fondo perduto, il peggioramento del risultato economico d’esercizio relativo all’anno d’imposta in corso al 31 dicembre 2020 deve essere pari ad almeno il 30% rispetto al risultato economico d’esercizio relativo al periodo d’imposta in corso al 31 dicembre 2019.


Ai fini della determinazione dell’ammontare del contributo riconosciuto a ciascun avente diritto, alla differenza tra il risultato economico d’esercizio relativo al periodo d’imposta in corso al 31 dicembre 2020 e quello relativo al periodo d’imposta in corso al 31 dicembre 2019, diminuita dell’importo dei contributi a fondo perduto eventualmente riconosciuti dall’Agenzia delle entrate, sono applicate le seguenti percentuali:


– 30% per i soggetti con ricavi e compensi non superiori a centomila euro;


– 20% per i soggetti con ricavi o compensi superiori a centomila euro e fino a quattrocentomila euro;


– 15% per i soggetti con ricavi o compensi superiori a quattrocentomila euro e fino a 1 milione di euro;


– 10% per i soggetti con ricavi o compensi superiori a 1 milione di euro e fino a 5 milioni di euro;


– 5% per i soggetti con ricavi o compensi superiori a 5 milioni di euro e fino a 10 milioni di euro.


Non spetta alcun contributo a fondo perduto se l’ammontare complessivo dei contributi già riconosciuti dall’ Agenzia delle entrate, è uguale o maggiore alla differenza tra il risultato economico d’esercizio relativo al periodo d’imposta in corso al 31 dicembre 2020 e quello relativo al periodo d’imposta in corso al 31 dicembre 2019.


Per poter ottenere il contributo a fondo perduto i soggetti interessati devono aver presentato, entro il 30 settembre 2021, la dichiarazione dei redditi relativa al periodo d’imposta in corso al 31 dicembre 2020.


Il contributo non spetta nel caso in cui la dichiarazione relativa al periodo d’imposta in corso al 31 dicembre 2020 sia presentata successivamente al predetto termine o nel caso in cui la dichiarazione relativa al periodo d’imposta in corso al 31 dicembre 2019 non sia stata validamente presentata.


Avvocato e sindaco di società: scissione dell’imponibile Irap

La Corte di Cassazione ha affermato che il professionista, che operi contemporaneamente come avvocato e come sindaco di una società, deve corrispondere l’Irap solo per la parte di guadagni realizzati nell’attività autonomamente organizzata di avvocato, ma non per quella di sindaco (Ordinanza 15 novembre 2021, n. 34176).

Il caso esaminato dalla Corte di Cassazione riguarda l’assoggettabilità ad Irap dei compensi ricevuti da un avvocato per l’espletamento dell’incarico di sindaco in società di capitali, svolto senza avvalersi di un’autonoma organizzazione.
In proposito la Corte di Cassazione ha chiarito, riguardo ai redditi realizzati dal libero professionista nell’esercizio di attività di sindaco, amministratore di società, consulente tecnico, che non è soggetto ad Irap quel segmento di ricavo netto consequenziale a quell’attività specifica purché risulti possibile, in concreto, scorporare le diverse categorie di compensi conseguiti e verificare l’esistenza dei presupposti impositivi per ciascuno dei settori interessati.
Con riferimento alla diversa ipotesi di un commercialista, la Corte Suprema ha precisato che in tema di IRAP, qualora il professionista, oltre a svolgere attività ordinaria (di commercialista), sia titolare della carica di sindaco di società, l’imposta non è dovuta anche per i compensi correlati a quest’ultima attività, che vanno pertanto scorporati da quelli derivanti dalle altre attività. Ciò in quanto la disciplina IRAP (artt. 3, co. 1, lett. c), e 8 del D.Lgs. n. 446 del 1997), nel definire i soggetti passivi, richiama solo le persone fisiche esercenti arti e professioni di cui all’art. 53, co. 1 del TUIR (titolari di reddito di lavoro autonomo) e non anche quelle di cui all’art. 50, co. 1, lett. c-bis) del TUIR (titolari di redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente.
Pertanto, in tema d’IRAP, non realizza il presupposto impositivo l’esercizio dell’attività di sindaco e di componente di organi di amministrazione e controllo di enti di categoria, che avvenga in modo individuale e separato rispetto ad ulteriori attività espletate e senza ricorrere ad un’autonoma organizzazione.
In altri termini, per la soggezione all’IRAP non è sufficiente che il professionista (nel caso di specie, l’avvocato) normalmente operi presso uno studio professionale, atteso che tale presupposto non integra, di per sé, il requisito dell’autonoma organizzazione rispetto ad un’attività rilevante quale organo di una compagine terza.
Affinché sia applicabile detto principio, il contribuente deve tenere distinti i proventi derivanti dall’attività di sindaco di società rispetto a quelli derivanti dalla attività di avvocato.
In presenza di tale condizione, il giudice deve operare la distinzione tra il segmento di attività svolto dal professionista quale sindaco, che non può essere assoggettata a tassazione Irap, per espressa disposizione legislativa, rispetto alle ulteriori attività espletate dallo stesso, per le quali vale il principio giurisprudenziale della assoggettabilità ad Irap solo in presenza della sussistenza della “autonoma organizzazione”.

Contributo alle attività nei centri storici: determinazione della percentuale


La percentuale per il calcolo del contributo da erogare in favore delle attività economiche e commerciali svolte nei centri storici dei comuni ove sono situati santuari religiosi è pari al 51,6050 per cento. L’importo del contributo erogabile a ciascun beneficiario è pari al contributo risultante dall’ultima istanza validamente presentata, in assenza di rinuncia, moltiplicato per la percentuale indicata, troncando il risultato all’unità di euro. (AGENZIA DELLE ENTRATE – Provvedimento 17 novembre 2021, n. 317675)

Il Decreto Agosto (art. 59, decreto-legge n. 104/2020) riconosce un contributo a fondo perduto, tra l’altro, ai soggetti esercenti attività di impresa di vendita di beni o servizi al pubblico, svolte nei centri storici dei comuni ove sono situati santuari religiosi, nella misura e alle condizioni ivi previste.
La legge di bilancio 2021 ha destinato la somma di 10 milioni di euro all’erogazione del sopra descritto contributo, che costituisce limite di spesa.
L’Agenzia delle entrate ha poi definito le modalità di attuazione del contributo a fondo perduto di cui trattasi; in particolare, è stato previsto che:
– l’istanza poteva essere presentata dal 9 settembre all’8 novembre 2021;
– l’Agenzia delle entrate determina l’importo complessivo dei contributi richiesti con le istanze che hanno superato i controlli e, tenuto conto del sopra citato limite di spesa di 10 milioni di euro, definisce la percentuale di riparto, rapportando il limite stesso all’ammontare complessivo dei contributi richiesti con le istanze validamente presentate. Nel caso in cui l’ammontare complessivo dei contributi relativi alle istanze accolte risulti inferiore al limite di spesa, la percentuale è pari al 100 per cento.
Tanto premesso, tenuto conto che l’ammontare complessivo dei contributi richiesti risultante dalle istanze validamente presentate, in assenza di rinuncia, è pari a 19.377.954 euro, la suddetta percentuale è ottenuta dal rapporto tra 10.000.000 e 19.377.954; il risultato di tale rapporto, espresso in termini percentuali e troncato alla quarta cifra decimale, è pari al 51,6050 per cento.


Superbonus: realizzazione sottotetto su immobile funzionalmente indipendente

Con riferimento alla realizzazione di un sottotetto riscaldato (non abitabile) da adibire a stenditoio-lavatoio, a servizio della sottostante abitazione indipendente e con accesso autonomo dall’esterno che fa parte di un edificio composto anche da un magazzino adibito ad attività commerciale ed un ulteriore piano interrato adibito a deposito, tutti di proprietà della stessa persona, è possibile beneficiare del Superbonus per i soli lavori di coibentazione ed isolamento termico, purché lo stesso riguardi almeno il 25% della superficie disperdente lorda dell’abitazione (Risposta 16 novembre 2021, n. 779)

Il caso esaminato dall’Agenzia delle Entrate riguarda interventi su un locale accessorio (sottotetto) di un’unità immobiliare indipendente e con accesso autonomo dall’esterno che fa parte di un edificio composto anche da un magazzino adibito ad attività commerciale ed un ulteriore piano interrato adibito a deposito, tutti di proprietà della stessa persona.
I lavori sono finalizzati a realizzare un locale non abitabile da adibire a stenditoio-lavatoio, da utilizzare come locale accessorio per la propria unità abitativa sottostante.
Gli interventi riguardano in particolare: rifacimento tetto con coibentazione e relative opere di isolamento termico; pareti perimetrali con relative opere di isolamento termico; opere di impermeabilizzazione aree scoperte; realizzazione di lattoneria per raccolta di acque meteoriche del tetto; realizzazione massetti interni ed esterni con relativa posa di mattonelle; posa infissi e ringhiere sui balconi; realizzazione impianto idrico ed elettrico.
Trattandosi di demolizione e realizzazione di sopraelevazione non abitabile, definita come asservimento, i lavori non comporteranno aumento di volumetria.
Il rifacimento del tetto e gli altri interventi di coibentazione consentiranno di ottenere il salto di almeno due classi energetiche, migliorando il rendimento energetico del tetto stesso e dell’intera abitazione sottostante.
Allo stato attuale il sottotetto è accatastato come locale accessorio al fabbricato sottostante e non è dotato di impianto di riscaldamento mentre, il nuovo locale sottotetto, sarà dotato di impianto di riscaldamento. Trattandosi di locale accessorio al fabbricato sottostante non abitabile, lo stesso non sarà accatastato in via autonoma, restando accessorio al fabbricato principale.
Si chiede se in relazione ai lavori di coibentazione ed isolamento termico del tetto e delle relative pareti perimetrali, nonché la posa degli infissi esterni sia possibile a fruire del Superbonus 110 per cento.


Secondo la disciplina del Superbonus, la detrazione maggiorata (110 per cento) è riconosciuta, tra l’altro, per le spese sostenute a partire dal 1° gennaio 2021 per interventi di coibentazione del tetto “senza limitazione del concetto di superficie disperdente al solo locale sottotetto eventualmente esistente”.
Il beneficio spetta a condizione che l’intervento di isolamento termico riguardi almeno il 25% della superficie disperdente lorda dell’edificio, anche unifamiliare, o dell’unità immobiliare funzionalmente indipendente e che disponga di uno o più accessi autonomi dall’esterno sita all’interno di edifici plurifamiliari.
In sostanza, l’intervento deve riguardare, nella percentuale sopra indicata, le superfici opache verticali (pareti generalmente esterne), orizzontali (coperture, pavimenti) ed inclinate delimitanti il volume riscaldato, verso l’esterno o verso vani non riscaldati che rispettano i pertinenti requisiti di trasmittanza “U” (dispersione di calore), espressa in W/m2K. Pertanto, possono essere ammessi al Superbonus anche gli interventi di coibentazione del tetto a condizione, tuttavia, che il predetto requisito dell’incidenza superiore al 25% della superficie disperdente lorda, sia raggiunto con la coibentazione delle superfici che, nella situazione ante intervento, delimitano il volume riscaldato verso l’esterno, vani freddi o terreno. Ai fini del computo della superficie disperdente lorda, quindi, non va conteggiata la superficie del tetto qualora il sottotetto non sia riscaldato.


Rispetto al caso esaminato, l’Agenzia delle Entrate ha osservato che l’intervento prevede sia la coibentazione del nuovo tetto con relative opere di isolamento termico che delle pareti perimetrali realizzate a seguito della demolizione e sopraelevazione del tetto preesistente.
Siccome l’intervento di coibentazione è realizzato su un locale accessorio dell’unità immobiliare funzionalmente indipendente e con accesso autonomo dall’esterno, la verifica del predetto requisito dell’incidenza superiore al 25% della superficie disperdente lorda nonché del miglioramento di almeno due classi energetiche dell’immobile, ovvero del conseguimento della classe energetica più alta deve essere effettuata rispetto a tale unità immobiliare.
L’Agenzia delle Entrate ha chiarito, inoltre, che tra gli interventi agevolabili rientrano anche quelli di efficientamento energetico eseguiti congiuntamente, tra l’altro, all’intervento di isolamento termico. Pertanto, tra gli interventi che beneficiano del Superbonus rientra anche la sostituzione di finestre comprensive di infissi. L’agevolazione, tuttavia, spetta solo nel caso di sostituzione di componenti già esistenti o di loro parti e non come, nel caso in esame, di nuova installazione.
In assenza delle condizioni richieste ai fini dell’applicazione del Superbonus, per gli stessi interventi potrebbe trovare applicazione la minore detrazione, cd. Ecobonus.

Superbonus: interventi antisismici su un complesso di villette a schiera


In materia di Superbonus, forniti chiarimenti sulla realizzazione di interventi antisismici su un complesso di villette a schiera, limiti di spesa, modifiche agli infissi (Agenzia delle Entrate – Risposta 16 novembre 2021, n. 780).

La contribuente è proprietaria di un immobile accatastato nella categoria A/2 a destinazione residenziale e di una pertinenza C/6, “funzionalmente indipendente”, in quanto dotata di impianto elettrico, idrico, del gas e di riscaldamento-raffrescamento indipendenti e con “accesso indipendente da spazi comuni direttamente dalla via pubblica”.
L’immobile cielo-terra fa parte di un complesso di villette a schiera insieme ad altre due, anch’esse funzionalmente indipendenti, composte da un immobile accatastato in A/2 e da una pertinenza C/2.
Dal punto di vista strutturale, il complesso edilizio è un unico edificio, composto da tre unità abitative di tre diversi proprietari, che si configura come un “condominio strutturale”, dato che non è possibile per i singoli proprietari intervenire sulle strutture della propria parte, senza che qualsiasi intervento strutturale abbia un qualche effetto, anche potenzialmente negativo, sulla statica dell’Unità Strutturale definita dalle norme tecniche di costruzione di cui al decreto ministeriale del 17 gennaio 2008.
Con documentazione integrativa, l’Istante ha precisato che il complesso in questione, risulta costituito in condominio, ed ha allegato la delibera assembleare con la quale è stato dato incarico di redigere il capitolato tecnico economico di definizione delle opere concernenti, tra l’altro, anche il miglioramento sismico dell’intera struttura.
Nella predetta delibera assembleare l’istante è stato nominato responsabile delegato per la gestione delle pratiche necessarie per la fruizione del Superbonus.
Inoltre, riferisce che insieme agli altri proprietari intende, effettuare interventi di efficientamento energetico agevolabili ai sensi dell’articolo 119 del decreto legge n. 34 del 2020. Al tal proposito, fa presente che nell’ambito della sostituzione dei serramenti esterni intende procedere alla modifica di alcuni di essi che, da portafinestra diventeranno finestra, da portafinestra a “L” diventeranno portafinestra di forma rettangolare, nonché intendono procedere ad altre piccole modifiche di forma e dimensione dei fori.
Ciò posto, chiede:


1) se, nel caso in cui tutte le unità facenti parte dell’Unità Strutturale intendano intervenire con lavori strutturali, costituendosi per tali lavori in condominio, sia possibile accedere ai benefici fiscali previsti dagli articoli 119 e 121 del decreto legge n. 34 del 19 maggio 2020 (decreto Rilancio), con particolare riferimento agli interventi di riduzione del rischio sismico definiti dagli articoli 1-bis a 1-septies dell’articolo 16 del decreto legge n. 63 del 2013 (sismabonus) potenziati al 110%;
2) nel caso di risposta affermativa, quali siano i massimali di spesa relativi agli interventi di riduzione del rischio sismico (sismabonus);
3) se sia possibile accedere ai benefici fiscali previsti dagli articoli 119 e 121 del decreto Rilancio con particolare riferimento agli interventi di sostituzione dei serramenti anche nel caso di piccole modifiche di forma e dimensione degli stessi.

L’Agenzia chiarisce che nel caso di specie, la contribuente, nel rispetto di ogni altra condizione e adempimento richiesto dalla norma, potrà fruire del Superbonus a condizione, tra l’altro, che, ai sensi del citato comma 13, lett. b) dell’articolo 119 del decreto Rilancio, sia asseverata dai professionisti incaricati l’efficacia dell’intervento realizzato sull’intera unità strutturale composta dalle tre villette a schiera e dalle relative pertinenze degli stessi, al fine della riduzione del rischio sismico.
Per quanto riguarda il limite di spesa ammesso al Superbonus, trattandosi di un intervento che riguarda un edificio in condominio, per effetto del richiamo contenuto nel citato comma 4 dell’articolo 119 del decreto Rilancio, all’articolo 16, commi da 1-bis a 1-septies dell’articolo 16 del decreto legge n. 63 del 2013, come precisato nella citata circolare n. 30/E del 2020, per gli interventi dai quali derivi la riduzione del rischio sismico che determini il passaggio ad una o a due classi di rischio sismico inferiore, realizzati sulle parti comuni degli edifici, la detrazione si applica su un ammontare delle spese non superiore a 96.000 euro moltiplicato per il numero delle unità immobiliari dell’edificio (cfr. articolo 16, comma 1- quinquies, decreto legge n. 63 del 2013). Anche ai fini dell’applicazione del Superbonus, nel caso in cui l’ammontare massimo di spesa agevolabile sia determinato in base al numero delle unità immobiliari che compongono l’edifico oggetto di interventi, il calcolo va effettuato tenendo conto anche delle pertinenze.
Nel caso di specie, pertanto, la spesa massima ammessa per gli interventi di riduzione del rischio sismico sarà pari a Euro 576.000,00 (Euro 96.000 x 6).
Infine, con riferimento alla possibilità di ammettere al Superbonus i nuovi serramenti che hanno una diversa geometria rispetto a quelli esistenti, gli interventi su serramenti e infissi possono essere esclusivamente “trainati” ai sensi del citato articolo 119, comma 2 del decreto Rilancio, il quale prevede che «L’aliquota prevista al comma 1, alinea, del presente articolo si applica anche a tutti gli altri interventi di efficienza energetica di cui all’articolo 14 del decreto-legge 4 giugno 2013, n. 63, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2013, n. 90, nei limiti di spesa previsti, per ciascun intervento di efficienza energetica, dalla legislazione vigente». La maggiore aliquota si applica solo se gli interventi sopra elencati sono eseguiti congiuntamente con almeno uno degli interventi di isolamento termico o di sostituzione degli impianti di climatizzazione invernale di cui al comma 1 del citato articolo 119 del decreto Rilancio.
Inoltre il successivo comma 3 del suddetto articolo 119 prevede che “Ai fini dell’accesso alla detrazione, gli interventi di cui ai commi 1 e 2 del presente articolo devono rispettare i requisiti minimi previsti dai decreti di cui al comma 3-ter dell’articolo 14 del decreto-legge 4 giugno 2013, n. 63, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2013, n. 90 , e, nel loro complesso, devono assicurare, anche congiuntamente agli interventi di cui ai commi 5 e 6 del presente articolo, il miglioramento di almeno due classi energetiche dell’edificio o delle unità immobiliari situate all’interno di edifici plurifamiliari le quali siano funzionalmente indipendenti e dispongano di uno o più accessi autonomi dall’esterno, ovvero, se ciò non sia possibile, il conseguimento della classe energetica più alta, da dimostrare mediante l’attestato di prestazione energetica (A.P.E.), di cui all’articolo 6 del decreto legislativo 19 agosto 2005, n. 192 , prima e dopo l’intervento, rilasciato da un tecnico abilitato nella forma della dichiarazione asseverata. “
Al riguardo, il D.M. del 6 agosto 2020 “Requisiti tecnici per l’accesso alle detrazioni fiscali per la riqualificazione energetica degli edifici – cd. Ecobonus ” del Ministero dello Sviluppo Economico individua, all’articolo 2, comma 1, lettera b) punto ii), tra le tipologie di interventi ammessi sull’involucro edilizio di edifici esistenti o parti di edifici esistenti “la sostituzione di finestre comprensive di infissi delimitanti il volume riscaldato verso l’esterno e verso vani non riscaldati”. In sostanza, dunque, l’intervento deve configurarsi come sostituzione di componenti già esistenti o di loro parti e non come nuova installazione.
Ciò considerato, sentiti il Ministero dello sviluppo economico ed ENEA, l’Agenzia ritiene che per gli interventi diversi da quelli di demolizione e ricostruzione è possibile fruire delle agevolazioni fiscali, compreso il Superbonus, anche nell’ipotesi di interventi di spostamento e variazione dimensionale degli infissi, nel presupposto, tuttavia, che siano rispettati tutti i requisiti richiesti dalla normativa di riferimento e a condizione che la superficie “totale” degli infissi nella situazione post intervento sia minore o uguale rispetto alla superficie degli infissi misurata prima dell’intervento edilizio.


Locazioni brevi: la banca dati nazionale delle strutture ricettive

Con il Decreto 29 settembre 2021, n. 161 (pubblicato in G.U. n. 273/2021), il Ministero del Turismo ha stabilito le modalità di realizzazione e gestione della banca dati delle strutture ricettive e degli immobili destinati alle locazioni brevi. I codici identificativi attribuiti dalla “Banca Dati” dovranno essere indicati in ogni comunicazione inerente all’offerta e alla promozione dei servizi all’utenza, pena una sanzione pecuniaria da 500 euro a 5.000 euro.

La regolamentazione delle locazioni brevi ha avuto origine con lo scopo di definirne il trattamento tributario.
Infatti, a decorrere dal 1° giugno 2017, è stato stabilito che i redditi derivanti dai contratti di locazione breve, in alternativa al regime ordinario per la tassazione del reddito fondiario, possono essere assoggettati alla disciplina della cedolare secca sugli affitti, con l’applicazione di un’imposta sostitutiva al 21 per cento.
A tal fine, si considerano “locazioni brevi” i contratti di locazione di immobili ad uso abitativo di durata non superiore a 30 giorni, ivi inclusi quelli che prevedono la prestazione dei servizi di fornitura di biancheria e di pulizia dei locali, stipulati da persone fisiche, al di fuori dell’esercizio di attività d’impresa, direttamente o tramite soggetti che esercitano attività di intermediazione immobiliare, ovvero soggetti che gestiscono portali telepatici, mettendo in contatto persone in cerca di un immobile con persone che dispongono di unità immobiliari da locare.
Allo scopo di censire le strutture ricettive e gli immobili destinati alle locazioni brevi, è stata prevista l’istituzione di una banca dati realizzata e gestita attraverso apposita piattaforma informatica, e le informazioni saranno pubblicate sul sito istituzionale del Ministero del Turismo.
La banca dati attribuirà un codice identificativo alle strutture ricettive e agli immobili destinati alle locazioni brevi.
I titolari delle strutture ricettive, i soggetti che concedono in locazione breve immobili ad uso abitativo, i soggetti che esercitano attività di intermediazione immobiliare e i soggetti che gestiscono portali telepatici, mettendo in contatto persone in cerca di un immobile o porzioni di esso con persone che dispongono di unità immobiliari o porzioni di esse da locare, hanno l’obbligo di indicare il codice identificativo nelle comunicazioni inerenti all’offerta e alla promozione. In caso contrario è prevista l’irrogazione di una sanzione pecuniaria da 500 euro a 5.000 euro; in caso di reiterazione della violazione, la sanzione è maggiorata del doppio.


Nella banca dati sono raccolte e ordinate le seguenti informazioni:
a) tipologia di alloggio;
b) ubicazione;
c) capacità ricettiva;
d) estremi dei titoli abilitativi richiesti, ai fini dello svolgimento dell’attività ricettiva, dalla normativa nazionale, regionale e delle Province autonome di Trento e Bolzano, in materia urbanistica, edilizia, ambientale, di pubblica sicurezza, di prevenzione incendi, igienico-sanitarie e di sicurezza nei luoghi di lavoro;
e) soggetto che esercita l’attività ricettiva, anche in forma di locazione breve;
f) codice identificativo regionale, ove adottato, o codice alfanumerico attribuito dalla “banca dati”.
Con riferimento al codice identificativo, infatti, per le strutture ricettive e gli immobili destinati a locazioni brevi ubicati in una regione o in una provincia autonoma che non abbia adottato un proprio codice identificativo, la banca dati genera un codice alfanumerico, recante l’indicazione della tipologia di alloggio, della regione o della provincia autonoma e del comune di ubicazione. Se la regione o la provincia autonoma adotta un proprio codice identificativo successivamente alla generazione del codice alfanumerico, il codice identificativo regionale sostituisce il codice alfanumerico precedentemente generato.


Allo scopo di definire macro-tipologie omogenee a livello nazionale entro le quali far confluire le diverse fattispecie presenti a livello regionale e provinciale, si terrà conto, in particolare, dei seguenti criteri: servizi offerti per l’ospitalità, ivi compresi quelli inerenti all’accessibilità; numero dei posti letto e relative dotazioni; attrezzature e strutture a carattere ricreativo; attività legate al benessere della persona; aree di sosta e assistenza per autovetture e imbarcazioni.
Le informazioni sono accessibili agli utenti previa registrazione degli stessi e la riutilizzazione dei dati avviene nel rispetto dei principi sul trattamento dei dati personali.